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«Mi parli di lei»: come rispondere senza recitare
Redazione CIBA Academy · 10 ottobre 2026
A «mi parli di lei» non si risponde raccontando la propria vita e non si risponde rileggendo il curriculum. Servono due minuti in tre movimenti: dove sei adesso e che cosa fai esattamente, come ci sei arrivato, perché sei seduto lì oggi. Si prepara la struttura, non le parole: così resta tua anche quando ti interrompono.
Che cosa ti stanno chiedendo davvero
«Mi parli di lei» sembra una domanda aperta e non lo è. Nessuno vuole sapere dove sei nato o quanti fratelli hai. La domanda vera, tradotta, suona così: in due minuti, dimmi perché il tuo percorso finisce in questa stanza.
È anche la domanda che decide il resto del colloquio, perché chi ti ascolta prenderà le domande successive da quello che hai detto adesso. Se parli del cliente difficile che hai gestito, le domande successive saranno sul cliente difficile. Se parli di tre lavori diversi senza un filo, le domande successive saranno sul perché li hai cambiati tutti. Qui, per una volta, l'argomento lo scegli tu: è il momento con più margine di manovra di tutto il colloquio, e quasi nessuno lo usa.
Due minuti, tre movimenti
La struttura che tiene in piedi quasi tutte le storie è questa, in quest'ordine.
Prima dove sei adesso, detto con precisione: non il titolo, ma la cosa che fai davvero tutti i giorni. «Impiegato amministrativo» non dice niente; «faccio la fatturazione attiva e passiva per una società di servizi, siamo in due in ufficio» si vede.
Poi come ci sei arrivato, in due o tre passaggi, tenendo solo quelli che spiegano qualcosa. Non devi coprire tutti gli anni: devi far vedere il filo. Se un lavoro durato quattro mesi non aggiunge niente, in questa risposta non esiste — nel curriculum sì, qui no.
Infine perché sei qui, e questa è la parte che la maggior parte delle persone lascia fuori. Una frase che lega quello che sai fare a quello che hanno scritto nell'annuncio, più — se c'è — un motivo tuo e concreto: la distanza da casa, il tipo di prodotto, il passaggio da un cliente solo a molti clienti.
Tre movimenti, due minuti. Se superi i tre minuti stai raccontando la tua vita, non rispondendo.
Un esempio, e lo stesso esempio rovinato
Così funziona:
«Lavoro da sei anni nella logistica. Negli ultimi due seguo gli ordini di uno dei clienti più grossi del magazzino: ricevo le richieste, controllo le disponibilità e decido le priorità di carico quando non ci sta tutto. La parte che mi riesce meglio è proprio quella — decidere cosa parte oggi e cosa domani, e dirlo al cliente prima che lo chieda lui. Ho risposto al vostro annuncio perché cercate qualcuno che faccia questo su più clienti invece che su uno solo, ed è il passaggio che voglio fare adesso.»
Centodieci parole. Dentro c'è un mestiere, una competenza verificabile, un motivo.
Così non funziona:
«Sono una persona dinamica, molto orientata al problem solving, con ottime capacità relazionali. Ho iniziato nel 2015 come magazziniere a Livorno, poi nel 2017 sono passato a un'altra azienda dove mi occupavo di varie mansioni, poi nel 2019 c'è stato un periodo un po' complicato… comunque sono molto motivato e disponibile a imparare.»
Stesse informazioni di partenza, nessuna arrivata. Gli aggettivi all'inizio non si verificano, le date senza contenuto non dicono niente, e «varie mansioni» è l'unica cosa che chi ascolta ricorderà.
Perché il curriculum letto ad alta voce non funziona
Molti rispondono ripercorrendo il curriculum dalla riga più vecchia alla più recente. È comprensibile — è l'unica traccia che hai davanti — ma ha due difetti.
Il primo: quel foglio l'hanno già letto. Ripeterlo in ordine non aggiunge niente e consuma il momento in cui avresti la loro attenzione piena.
Il secondo: il curriculum è un elenco, e un elenco letto ad alta voce diventa piatto. Il colloquio serve a far emergere quello che nel foglio non entra: perché hai fatto una scelta, com'è andata, che cosa hai imparato. Parti dal presente e torna indietro solo quanto serve.
Come si prova senza impararla a memoria
Una risposta imparata a memoria si sente subito: cambia il ritmo, gli occhi si spostano in alto, e se ti interrompono non sai più ripartire. Il metodo che regge è un altro: ti scrivi le tre frasi d'appoggio, una per movimento, e le parole le trovi sul momento.
Poi provala ad alta voce tre o quattro volte, non venti. E provala in modi diversi: una volta in due minuti, una volta in trenta secondi — succede, quando il tempo è poco — e una volta facendoti interrompere da qualcuno a metà. Se con l'interruzione la risposta crolla, non hai una struttura: hai un testo.
Chi fa selezione da molti anni distingue in pochi secondi una risposta provata da una recitata, e la differenza non sta nelle parole: sta nel fatto che chi ha provato una struttura può cambiare strada senza perdersi. È il punto su cui insiste Marco Agujari nel corso «Il Colloquio di Lavoro».
Se ti interrompono, o se vogliono di più
Due cose succedono spesso e conviene averle previste.
La prima: ti interrompono dopo quaranta secondi con una domanda specifica. Buon segno. Rispondi a quella e non tornare indietro a finire il discorso di prima — se vorranno il resto, ci torneranno loro.
La seconda: finisci e restano in silenzio, aspettando. Il silenzio non è un giudizio, è una tecnica, e la risposta giusta è una sola frase in più sul punto che hai nominato per ultimo. Non ricominciare da capo, non aggiungere un terzo esempio: approfondisci quello che hai già detto, e fermati di nuovo.
Un errore da evitare
L'errore più diffuso è iniziare dall'inizio: la scuola, la laurea, il primo lavoro del 2012. Sembra ordine, è la strada più sicura per perdere i primi trenta secondi — che sono i soli in cui l'attenzione è al massimo — raccontando la parte di te che conta meno.
C'è una variante peggiore, ed è partire dalla vita privata: dove abiti, con chi, se hai figli, come stai in questo periodo. Non sono dati che riguardano la selezione e non sono dati che devi dare. Se vuoi dire che cerchi stabilità o un posto più vicino a casa, dillo come requisito tuo — «cerco una posizione in zona, sui turni mi organizzo» — non come racconto personale.
Parti da adesso. Il passato lo usi solo per spiegare come ci sei arrivato.
Domande frequenti
Quanto deve durare la risposta a «mi parli di lei»?
Intorno ai due minuti. Sotto il minuto sembra che non ci sia niente da dire, oltre i tre si perde il filo. Se non sai dove sei, cronometrala una volta: ti serve solo per sentire quanto sono due minuti.
Devo dire che sono disoccupato?
Sì, e meglio dirlo tu: una riga asciutta sul periodo e su cosa stai facendo adesso — un corso, una sostituzione, una ricerca mirata. Il buco si vede dalle date del curriculum: nasconderlo non lo chiude.
E se il mio percorso non ha un filo logico?
Il filo quasi sempre c'è, solo che non è il settore: è una cosa che hai fatto in tutti i lavori — stare al pubblico, tenere i conti, gestire tempi. Parti da quella e i cambi di settore diventano il contorno, non l'argomento.
Il docente di riferimento
Marco Agujari
Insegna Il Colloquio di Lavoro in CIBA Academy. Il corso comprende le lezioni video, un confronto individuale di trenta minuti con il docente e la certificazione finale.
